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Trekking in Toscana
             
 


Mappa | Anello La Foce di Chianciano – Riserva di Lucciola Bella – Palazzone – Castelluccio
Walking trails in Tuscany Travel guide for Tuscany
       
   

Villa La Foce | Anello La Foce di Chianciano – Riserva di Lucciola Bella – Palazzone – Castelluccio

   
   

Punto di partenza : La Foce di Chianciano
Punto di arrivo : La Foce di Chianciano
Lunghezza sentiero : 13 chilometri (circa)
Zona attraversate : Val D’Orcia
Punti di interesse : La Foce – Chianciano – Riserva Lucciola Bella – Castelluccio – Monticchiello
Difficoltà percorso : E


Un percorso in Val D’Orcia che ci permette di apprezzarne completamente le bellezze ed il fascino particolare. Certamente uno degli angoli della Toscana che non possono mancare nel bagaglio di un appassionato camminatore.

Si parte dalla Foce di Chianciano (551 mslm) dove è possibile lasciare i mezzi al parcheggio della Villa. Occorre fare circa un chilometro e mezzo in discesa sulla strada provinciale per giungere, sulla destra, ai piedi della salita (400 mslm) che, in rapida sequenza di tornanti, ci porta sul crinale della Riserva di Lucciola Bella (570 mslm). La strada bianca che seguiamo è quella celeberrima di cento spot televisivi. Ma sopra il terreno del crinale della Riserva ci attende un altra piacevole sorpresa. Specialmente se il terreno è stato lavorato di fresco, vi affiorano centinaia di fossili marini, mitili, conchiglie, bivalve, che all’occhio di un cercatore esperto non possono che denunciare l’antica veste di un fondale marino. E’ davvero impressionante pensare come il territorio si sia potuto sollevare da sotto il mare per dare forma a queste dolcissime colline che si lasciano ammirare in una lontananza che raramente è possibile vedere. Noterete così senza difficoltà il Monte Amiata e la Rocca di Tentennano, Radicofani, Pienza e Montalcino. Attraversiamo nude biancane e campi coltivati a grano fino ad arrivare, dopo aver costeggiato il piccolo agglomerato di Palazzone, alla strada provinciale che porta a Monticchiello (675 mslm). Prendiamo a destra per circa un chilometro e mezzo, costeggiando uno dei rari esempi di bosco ceduo rimasti, fino a quando incrociamo sulla destra la strada bianca, molto larga, che ci riporta verso la Foce, non prima di visitare Castelluccio (645 mslm), un piccolo castello ma con una lunga storia, anche sanguinosa, che vi invitiamo a scoprire. Per terminare la giornata nel miglior modo possibile merita visitare il giardino all’italiana della Villa della Foce, da dove è possibile godere, dalle sue numerose finestre naturali, degli scorci e dei paesaggi che rimarranno certamente nella vostra memoria. Un’ ultima considerazione sul periodo adatto per il percorso: non andateci in estate perché non vi troverete un albero che vi potrà fare ombra, ma evitate anche le giornate piovose perché il terreno sulle biancane vi tratterrà senza scampo.[0]

Villa La Foce

   
   
Il giardino e la vista spettacolare sull'incantevole Val d'Orcia, con vedute del Monte Amiata sullo sfondo

 

Villa La Foce si trova in località La Foce a Chianciano Terme, in provincia di Siena. Villa La Foce è la casa della famiglia Origo.

Storia e descrizione

La villa, nata come osteria, fu acquistata dalla famiglia Origo nel 1927. La marchesa Iris Origo commissionò il giardino al noto paesaggista Cecil Pinsent con l'intento di conferire alla dimora un ruolo d'abitazione patrizia.
Edificata alla fine del XV secolo come locanda lungo la strada, dopo poco tempo divenne il centro di una tenuta di proprietà del grande Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena. Nel 1924 fu acquistata da Antonio and Iris Origo che ne fecero la loro residenza.
La Villa è costruita su tre livelli, seguendo l’inclinazione della collina, ed è circondata dal famoso giardino creato da Iris Origo e dall’architetto inglese Cecil Pinsent – una “fatica d’amore” durata molti anni. La casa ha un fascino d’altri tempi, non appariscente ma arredata con bei mobili antichi, comodi letti e tante stanze incantevoli per momenti privati e per riunioni di famiglia.
Le molte attività culturali organizzate da e nei pressi di La Foce si svolgono principalmente a Castelluccio, un castello medievale distante solo 1 chilometro, tra cui il noto festival musicale Incontri in Terra di Siena, che porta un gran numero di appassionati di musica e d’arte in Val d’Orcia, località bellissima e intatta che figura tra i siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. [1]

 



Villa e giardino si affacciano sull’incantevole Val d’Orcia, con vedute del Monte Amiata sullo sfondo. Antonio Origo si occupò appassionatamente della bonifica di questa valle allora poverissima, mentre Iris si dedicò al giardino, ai suoi libri, e al benessere sociale della popolazione contadina. Iris Origo, scrittrice anglo-americana cresciuta a Firenze, ci fornisce la storia della Foce nei suoi libri, diventati ormai classici del loro genere: Guerra in Val d’Orcia, un diario di guerra 1943-44, e Immagini e Ombre, autobiografia (ambedue da Longanesi). [2]

Il giardino è cresciuto parallelamente ai lavori intensi di bonifica agricola. Per gli Origo, doveva essere un luogo in cui accogliere amici, godere dell’ombra dei lecci e del profumo dei fiori, e ripararsi dall’arsura della valle estiva. Costruito sul fianco di una collina, i suoi terrazzi si susseguono senza apparente sforzo, seguendo l’ideale umanistico dei giardini rinascimentali, geometrici e ordinati intorno alla villa, e via via più naturali all’avvicinarsi al bosco. Limoni, rose, essenze mediterranee, glicini, aiuole di bosso, siepi di alloro o cipresso, sentieri e panche di travertino danno un leggiadro movimento all’andamento naturale della collina.

Oggi La Foce è fulcro di molte attività culturali: il festival Incontri in Terra di Siena organizza concerti e mostre d’arte contemporanea e archeologia etrusca (con reperti provenienti dalla necropoli di Tolle nella proprietà) e diverse manifestazioni assicurano un interesse vivace in ogni stagione. [3]

 

 
  Villa La Foce, cimitero. Al margine del bosco è situato un piccolo cimitero, all'interno del quale è posta una piccola cappella in travertino abbellita da una serliana.
     
 
   

Riserva di Lucciola Bella


La Val d’Orcia, terra di difficile coltivazione, nel Medio Evo era vista come una terra lontana e poco appetita dai cittadini senesi.

La Riserva naturale Lucciola Bella, situata a sud-est dellà cittadina di Pienza, lungo la strada che dalla Val d’Orcia porta a Chianciano Terme, circoscrive un piccolo angolo del famoso paesaggio delle Crete Senesi. La riserva naturale, inserita nelle ultime propaggini orientali delle celebri Crete senesi, possiede tutti gli elementi caratteristici del paesaggio della Val d'Orcia.

La riserva prende il nome dal podere Lucciola Bella, uno dei tanti insediamenti agricoli della zona ormai abbandonati.
Dal podere, che domina le colline argillose che costituiscono l’area protetta, si possono ammirare il Monte Cetona, il Monte Amiata e i borghi caratteristici di Monticchiello, Pienza, Radicofani e Castiglione d'Orcia.
Nel 2003 all'interno della riserva sono riemersi i resti fossili di una specie di Stenella, un mammifero marino simile ad un delfino, vissuto nella zona oltre 4.5 milioni di anni fa nel Pliocene, in un periodo in cui il fondale del mare tirrenico costituiva l'area ove oggi sono presenti i calanchi argillosi. Il fossile è stato considerato dagli studiosi di grande valore scientifico perché si tratta del reperto più completo della specie esistente al mondo.

Crete Senesi, Biancane hills in the badlands of Accona Desert
L’elemento saliente della Riserva Naturale è certamente costituito dal paesaggio dei calanchi e soprattutto delle biancane, forme erosive, che ospitano importanti ed esclusivi aspetti vegetazionali ed ornitologici.


Era l’anno 1924 quando i marchesi Origo acquistarono la fattoria della Foce, assieme a numerosi ettari di terreno.
Erano anni in cui la Val d’Orcia si presentava come un territorio inospitale e privo di vegetazione; i due coniugi realizzarono una grande opera di bonifica di queste terre, costruendo tra l’altro numerosi casali (tra i quali Lucciola Bella), dando vita ad una nuova stagione politica-sociale.
La famosa strada con i cipressi, che porta al casale, è stata ideata dall’architetto Cecil Pinsent, lo stesso che si occupò della realizzazione della Villa e dei giardini della Foce.

Villa La Foce
Indirizzo
:
Strada della Vittoria - Loc. La Foce
Giardini in Toscana | Villa La Foce

Orari di apertura
: il giardino è aperto al pubblico tutti i mercoledì pomeriggio (tutto l’anno) e il primo week-end dei mesi di aprile, maggio, giugno ed ottobre. Gruppi organizzati (di almeno 20 partecipanti) possono richiedere una visita in altri giorni. Le visite guidate partono dal cortile della fattoria.

Visite guidate soltanto
il mercoledì pomeriggio
da novembre a marzo: ore 15.00 e 16.00 
da aprile a ottobre: 15.00, 16.00, 17.00, 18.00 
il primo week-end dei mesi di aprile, maggio, giugno e ottobre 
ogni ora: 10,00-12,00 ; 15,00-18,00

Agriturismo Lucciolabella
Indirizzo: Località La Foce | www.lucciolabella.it

Castelluccio

Da La Foce, girando a destra per la strada bianca che porta a Monticchiello si arriva al Castelluccio delominato in passato Castelluccio dei Bifolchi dal nome del suo primo proprietario.
Se ne hanno notizie fin dal 1320 proprietà della comunità di Monticchiello a sua volta dipendente dalla Repubblica di Siena.
Proprio Siena, considerandolo un presidio di frontiera lo fortificò, nel secolo XIV, munendolo di due torri angolari, rotonde ancora intatte, e vi insediò una piccola guarnigione. Nel 1390 una parte del Castello venne donata all'Ospedale di Santa Maria della Scala, cui appartenne fino al 1787, che ne fece una Grancia (fattoria fortificata).
Da allora è passato attraverso vari proprietari.
All'inizio del secolo XV vi predicò san Bernardino a cui è  dedicata la cappella settecentesca.

Il quercione delle Checche


Quercione delle Checche | by riandreu

 

Il quercione delle Checche, si trova nel comune di Pienza sulla strada provinciale n. 53 che va da Bagno Vignoni a Radicofani, vicino a Riserva di Lucciola Bella. Questa roverella (Quercus pubescens Willd), caratterizzata da imponenti rami trasversali, ha un'età di 360 anni, un'altezza di 20 m, un diametro di 19 m; il suo tronco ha una circonferenza di 4,65 m. È uno degli alberi monumentali più noti della Toscana.



 


Bibliografia


I giardini di Toscana, a cura della Regione Toscana, Edifir, Firenze 2001.

Sandra Rosini, Iris Origo e la sua opera di assistenza all'infanzia, Le Balze, 2003
Questa ricerca analizza l'attività di Iris Origo in Val d'Orcia, ripercorrendone i momenti salienti e risalendo alla sua formazione culturale. Nella sua concezione educativa e nella sua opera di assistenza all'infanzia ritiene che i disagi provocati al bambino dall'abbandono e dall'instabilità possano essere recuperati creando un ambiente protettivo e indica nell'affetto e nella tenerezza gli elementi più importanti. Un'opera di assistenza che si concretizza nell'istituzione della Casa dei Bambini in Val d'Orcia, dove si consumano negli anni della seconda guerra mondiale esperienze di collaborazione tra proprietari e contadini nell'intento di alleviare le difficoltà comuni.


Villa La Foce Estate | La Foce - 61, Strada della Vittoria -53042 Chianciano Terme - Siena | www.lafoce.com

Toscana | La riserva su www.parks.it, portale dei parchi italiani

Toscana | Il portale ufficiale delle Riserve Naturali Senesi

Toscana | www.riservenaturali.provincia.siena.it

[0] [Fonte: CAI – Sez. Valdarno Superiore]
[1] 'Sarebbe riduttivo dare, della figura di Iris Cutting, moglie del marchese Antonio Origo, vissuta alla Foce dal 1924 e qui deceduta nel 1988, una definizione univoca; forse il termine "umanista", nella sua accezione più ampia di "amante dell'uomo", delle sue immense capacità e dei suoi tanti bisogni, puo' riassumere ciò che Iris è stata.

Nata nel 1902 da padre americano e madre angloirlandese trascorse la sua infanzia presso i nonni a Long Island e nella casa di campagna, in Inghilterra, per poi ricevere una educazione colta e cosmopolita a Firenze, a Villa Medici, circondata da illustri letterati.

La scelta di abitare nella tenuta di oltre 1400 ettari acquistata nelle desolate e remote lande della nostra Val d'Orcia, fu senza dubbio una svolta totale per i coniugi Origo, freschi di matrimonio: correva l'anno 1924.

Iris in realtà non temeva la solitudine. Mentre amava molto la letteratura, tanto da cimentarsi lei stessa nella nobile arte dello scrivere. I suoi saggi e le sue biografie sono rari esempi di come da una tenace ed appassionata ricerca possono scaturire piacevoli pagine da leggere. Giacomo Lepardi, Marco Datini, San Bernardino ci vengono svelati secondo una semplice ma circostanziata e originale visuale. La sua autobiografia, "Immagini e Ombre" e il suo diario, pubblicato con il titolo di "Guerra in Val d'Orcia", sono limpide rivelazioni del suo mondo e, nelle parti riguardanti il nostro territorio, costituiscono una lucida descrizione di un'epoca in rapido e inesorabile cambiamento, dopo secoli di inalterato procedere.

Ma forse l'opera più importante della Origo non è legata alla letteratura; con uno spirito pratico insospettabile in una borghese conquistata dalle lettere, Iris si dedicò anima e corpo alla rinascita morale e materiale dei territori acquisiti. Con spirito filantropico si occupò del benessere dei contadini che lavoravano nella tenuta; creò un ambulatorio e alcune scuole; contribuì allo sviluppo della comunità parrocchiale e fece costruire la "casa dei bambini", struttura destinata ad accogliere orfani e piccoli bisognosi di assistenza.

Durante la guerra il suo slancio umanitario si moltiplicò; volontaria della Croce Rossa a Roma per due anni tornò alla Foce per accogliere bambini sfollati provenienti dalle grandi città bombardate. Non si sottrasse dall'aiutare soldati sbandati, prigionieri in fuga, partigiani in azione, rischiando rappresaglie, confische e maltrattamenti.

Certo la sua posizione sociale e le attività pubbliche del marito (presidente tra l'altro del Consorzio per la Bonifica della Val d'Orcia) la proteggevano da mosse azzardate delle autorità fasciste ma molti furono i momenti in cui rischiò moltissimo, soprattutto durante l'occupazione tedesca e il passaggio del fronte.

La guerra cambiò tutto in Italia e cambiò molto anche alla Foce. Le lotte per i diritti economici e sociali dei contadini, la fine della mezzadria, l'abbandono delle campagne, la meccanizzazione, i nuovi consumi, stravolsero ruoli e posizione antiche che, alla Foce, avevano forse travato un equilibrio altrove rarissimo, grazie allo spirito costruttivo dei coniugi Origo.

Scrive Iris nella sua biografia, riferendosi al 1970: "Quanto a noi, siamo stati eccezionalmente fortunati. Per quarantasei anni abbiamo svolto il lavoro che volevamo, un lavoro nei cui valori credevamo e in un ambiente che ci è divenuto di giorno in giorno più caro. E se non possiamo prevedere il futuro… che diritto avremmo di pretendere di farlo, in un mondo in così rapido mutamento?".'[Fonte: Portale Pienza | www.portalepienza.it]

Iris Origo è sepolta nel piccolo e ombreggiato cimitero della Foce, sul crinale di una delle tante colline che circondano la Val d'Orcia.
[2] Quando Antonio e Iris Origo acquistarono la tenuta di La Foce chiamarono l'architetto inglese Cecil Pinsent - che aveva già lavorato a lungo per Bernard Berenson a Villa I Tatti a Firenze - per ristrutturare gli edifici principali e creare un ampio giardino. Quest'ultimo è stato concepito per valorizzare la casa rinascimentale ed espandere la vista spettacolare sulla Val d’Orcia e il monte Amiata. L'armonia tra edifici, giardino e natura fa di La Foce un esempio ideale dell’evoluzione architettonica e culturale della Toscana nel XX secolo. 
Il giardino è cresciuta a poco a poco, tra il 1925 e il 1939. La casa è circondata da un giardino formale italiano diviso in geometrico 'stanze' da siepi di bosso, con piante di limoni in vasi di terracotta. Scale di travertino portano alla roseto e a un pergolato ricoperto di glicine e delimitato da siepi di lavanda. Pendii terrazzati salgono dolcemente su per il colle, dove ciliegi, pini e cipressi crescono tra ginestra selvatica, timo e rosmarino, e un lungo viale di cipressi porta ad una statua di pietra del XVII secolo. Un sentiero attraversa il bosco e collega il giardino con il cimitero di famiglia, considerato una delle migliori creazioni di Pinsent. 
Arte in Toscana | Cecil Pinsent
[3] Grandi Giardini Italiani | www.grandigiardini.it


 


Guerra in Val d’Orcia

 


Immagini e Ombre




Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia

 
 
   
Podere Santa Pia
Podere Santa Pia, giardino
Val d'Orcia" tra Montalcino Pienza e San Quirico d’Orcia.
         

   
Sovicille
Certaldo
Sant'Antimo
         
Rocca d'Orcia, Rocca di Tentennano
Siena, Duomo
Rocca d'Orcia
Siena


Val d'Orcia

       

Nel cuore della Terra di Siena c’è un paesaggio perfetto, essenziale. Lo compongono le colline, i calanchi, il corso sinuoso del fiume, i cipressi che coronano isolati le alture o che seguono, in ordinati filari, l’andamento delle strade.

Sui colli, borghi e monumenti isolati di straordinario fascino sorvegliano boschi di querce, oliveti, i vigneti dove si producono il Brunello e gli altri grandi vini di questa parte di Toscana. A occidente chiude il paesaggio il Monte Amiata, il più alto vulcano spento d’Italia.

Il fiume che ha dato il nome alla Val d'Orcia è poco più di un torrentello: per buona parte dell’anno si prosciuga o quasi con la calura dell’estate, ma, con le piogge dell’autunno, diventa un fiume impetuoso che sembra voler travolgere ogni cosa; nasce sui colli, tra Radicofani e Sarteano, scende al centro di un’ampia conca coltivata, poi piega progressivamente a occidente, sfiora i colli di Pienza, San Quirico, Montalcino e Castiglione; schiva l’Amiata sprofondando in una forra selvaggia, prosegue tra le colline dell’alta Maremma; infine si getta nell’Ombrone.

L’acqua, naturalmente, non è solo quella dell’Orcia e dei suoi affluenti. A Bagno Vignoni come a Bagni San Filippo, le acque termali che salgono dal cuore del vulcano tornano alla luce con prepotenza, formano concrezioni di rara bellezza, offrono benessere e salute, da millenni, a un pubblico che arriva anche da molto lontano.

Toscana | La Val d'Orcia

   
Anello La Foce - Vetriana – Monte Cetona


   
Non ci sono molte parole da spendere su questo breve percorso che partendo dalla Fonte Vetriana (746 mslm), che si raggiunge da Sarteano, si sviluppa in un primo tempo in salita per raggiungere il crinale basso del Monte Cetona (1148 mslm).

Trekking in Toscana | Anello La Foce - Vetriana - Monte Cetona

[Fonte: CAI – Sez. Valdarno Superiore]

 
Partendo da Pienza, s’imbocca una carrareccia sino ad arrivare al paese di Montichiello, borgo celebre per aver conservato magnificamente le sue vestigia medioevali e per dar vita al “Teatro Povero”, una forma di rappresentazione teatrale recitata dai contadini del posto. Da Montichiello, si domina non solo la Val d’Orcia, ma anche l’Amiata e la stessa Pienza.

Lungo una panoramica carrareccia posta su un crinale e a metà strada tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia, si prosegue verso Montepulciano, la città “Perla del Cinquecento”, passando attraverso i vigneti del Nobile, e inoltrandoci dentro boschi di querce e macchia mediterranea.

L’arrivo è vicino ad una fila di stupendi cipressi, presso il Tempio di San Biagio, opera dell’illustre Antonio da San Gallo Il Vecchio.

Mappa

Walking in Tuscany | Walk around Pienza | Montepulciano - Pienza



Anello di Pienza | 6 km, 3 ore di cammino (soste escluse)

   
Il sentiero parte da Pienza, tocca l’antica Pieve di Corsignano e ci permette poi di gustare appieno il tipico paesaggio della Valdorcia con i suoi campi di grano, spaziando con l’occhio fino al Monte Amiata.
E’ possibile, dopo la passeggiata, visitare Pienza e degustare i prodotti tipici.


Mappa

   
Mappe: Multigraphic Val d'Orcia, Kompass nr. 662; Lago trasimeno and Kompass nr. 653 Pienza-Montalcino-Monte Amiata.


Monte Amiata

 

 

Questo articolo è basato sulgli articoli Iris Origo e Riserva naturale Lucciolabella dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License.